|
SAINTE RITA, dicembre 2009
(Rivista mensile francese di Santa Rita da Cascia, diretta dai Pères Oblats de la Vierge Marie).
"COMME C'EST JOLI"


IL MESSAGGERO, 24 Febbraio 2008
UN DOLCE PROFUMO DI INCENSO
di Paolo Mosca
Al 141 di Borgo Pio entri nella galleria ‘Il messaggio dell’icona’ (Centro Russia Ecumenica), e aspiri un dolce profumo di incenso. Decine di volti di Gesù con il libro della vita in mano, di Madonne: tutti con le bocche chiuse, gli occhi che ti guardano con tenerezza. “Nel nostro mondo di parolai, le icone ti invitano ad ascoltare, osservare, ma soprattutto a tacere, e riflettere. Sono opere di artisti russi, greci, etiopi: arrivano dall’Oriente Cristiano”.
Chi parla è don Sergio Mercanzin, 63 anni, dal ‘76 all’‘89 ha dato voce alla chiesa del silenzio, e dopo la caduta del muro di Berlino lavora per stringere i legami tra la chiesa cattolica del Papa e quella ortodossa dei patriarchi. “Me lo ripeteva sempre Giovanni Paolo II: per essere un buon cristiano devi respirare con due polmoni, uno orientale e uno occidentale”.
Ma che gavetta ha fatto per arrivare a Sua Santità? “Contro tutto e tutti. La mia famiglia è di Grisignano di Zocco, poche anime tra Vicenza e Padova. Papà Marcello lavorava alle fornaci, ma suonava il tamburello nella banda comunale. Mamma Maria tirava su con la polenta noi otto figli. Anche se era difficile campare, protestarono tutti quando partii per il seminario ancora ragazzino. Cinque anni a Thiene, otto a Padova. Appena sacerdote, il vescovo mi nominò vice parroco a Brusegana, nella periferia di Padova: là c’era il manicomio, e con i matti, tra i loro colpi di scena, mi sono fatto una corazza”.
Ma il vero colpo di scena per lei è stato arrivare a Roma. “Un amico sacerdote cercava un segretario per un vescovo del Vaticano, Paolo Hnilica, slovacco, che lavorava per la chiesa del silenzio. Ecco come nasce il mio centro per il messaggio delle icone”.
Torniamo all’elezione, nel ‘78, di un Papa dell’est. “Un miracolo. Polacco, di 58 anni, mi sembrava di sognare. Il mio centro intanto continuava ad aiutare tutti i profughi che arrivavano dalla Russia”. Giovanni Paolo II la riceveva spesso? “Quanti miracoli con l’aiuto del suo segretario, monsignor Stanislao. Ho portato in udienza da Wojtyla la moglie di Andrej Sacharov, premio Nobel per la Pace nel ‘75. ‘Volevo venire qui con mio marito’, disse lei al Papa. ‘Arriverà anche lui, abbia fede’, rispose lui. E pochi anni dopo Wojtyla abbracciava Sacharov. E così per lo scrittore Solgenitsin. Prima portai dal Papa il figlio, e poi lui in persona. Solgenitsin mi chiese di visitare la Cappella Sistina. Io conoscevo il portiere, Cesare, e lui ci aprì la Cappella, tutta per noi, dalle 7 alle 9 del mattino. Ricordo che l’autore dell’Arcipelago Gulag, stette seduto in un angolo tutto il tempo a prendere appunti e a piangere di felicità”.
Andò mai all’est col Papa? “Una volta lo incontrai in Bulgaria, invitato dai vescovi bulgari, tutti miei ex compagni di università del Pontificio Istituto Orientale. Quando invece andò a fare visita in Cecoslovacchia, cercava le lettere che il presidente Havel aveva scritto alla moglie, quand’era un prigioniero politico. La raccolta si intitolava ‘Lettere ad Olga’, ma non si trovava. Gliela procurai e lui mi ringraziò nel discorso di Praga”.
Viene molto pubblico alle sue manifestazioni? “Il pienone c’è sempre per padre Marco Rupnik: un artista che ha creato una cappella tutta in mosaico, Redemptoris Mater, proprio nell’appartamento di Wojtyla”.
Quando don Sergio lascia icone e libri, e torna a Grisignano, dice messa per 45 parenti: tra fratelli, nipoti, pronipoti e naturalmente la mamma.
ITALIA ORTODOSSA, III-IV trimestre 2006
IL CENTRO RUSSIA ECUMENICA E L’ORTODOSSIA
Intervista a p. Sergio Mercanzin.
di Mario Selvini
Aver ospitato il convegno "Il nuovo e il vecchio Adamo", organizzato da un’associazione ortodossa è per voi un’esperienza nuova?
Per fortuna qui di ortodossi ne sono venuti molti, anche a parlare, … specialmente dalla Russia. Quindi sono contentissimo quando posso ospitare degli ortodossi, perché dicono sempre cose estremamente interessanti, molto sentite e che fanno un mondo di bene.
Il dialogo che si è sviluppato in questo incontro, secondo lei, ha evidenziato una convergenza di speranza, in un certo senso di ritrovarci tutti nello stesso Adamo? È questa la strada che deve essere intrapresa per un dialogo serio, cioè quella del confronto, oppure ne intravede altre tra l’ortodossia e il cattolicesimo?
Secondo me le strade sono molte. Quella di mettere a confronto i diversi modi di pensare e di credere è una strada importante. Un altro metodo molto apprezzato è la Liturgia. Cioè partecipare alle Liturgie ortodosse fa solo bene a noi cattolici. Qualsiasi cattolico che partecipa alla Liturgia ortodossa capisce che c’è un altro modo di celebrare l’eucarestia che è bellissimo, tante volte più bello del nostro. Tutti costoro lo dicono … Un altro modo è di fare del bene, nella carità insieme fare le opere di carità … Un altro metodo è andare ospiti nei monasteri ortodossi. Ci sono tantissimi modi, che anzi sono cresciuti in numero e qualità in questi ultimi tempi, grazie a una maggiore possibilità di viaggiare, di capirsi, di conoscere le lingue. E chi oggi è venuto al convegno, secondo me, ha già un grande desiderio di unità.
E sarebbe bello , se questa sera, oltre a ciò che si è potuto fare, apparissero, non le differenze, ma la complementarietà fra il modo di vedere ortodosso e quello cattolico.
Nella sua esperienza, come viene accolto il Centro Russia Ecumenica dall’ortodossia presente in Italia?
Sia dall’ortodossia presente in Italia che da quella fuori, non abbiamo mai ricevuto critiche, ma solo elogi e ringraziamenti; gli ortodossi ci onorano con la loro amicizia, quindi per me è una cosa bella. Chi ci conosce sa che siamo sempre stati ecumenici. Non facciamo proselitismo, non riteniamo di essere cristiani migliori; abbiamo un grande anelito a una vera e autentica unità cristiana, che non è un’unità sotto il papa, ma un’unità di cristiani sotto il Cristo e con Cristo.
Ritornando alle origini della vostra fondazione, quale è lo spirito che vi ha spinto a rivolgervi ai Russi, cioè interloquire con l’ortodossia partendo dall’ortodossia russa?
Abbiamo cominciato nel 1976 facendo assistenza ai profughi dalla Russia che, all’epoca, erano in gran parte ebrei. Questo però ci ha fatto conoscere meglio la Russia, la sua spiritualità e il loro martirio: non dimentichiamo infatti che allora lì c’era una persecuzione pesantissima e questo ci ha aperto a tutti i valori dell’ortodossia. Poi da quella russa siamo passati in modo naturale all’ortodossia greca, romena, bulgara, etiopica ecc. Così adesso più che Russia Ecumenica potremmo chiamarci Oriente Cristiano.
Ormai da anni avete attivato una scuola di iconografia che ha dato ottimi risultati, lo si vede nelle vostre esposizioni. Questa per il vostro Centro è una seconda vocazione o è una natuale evoluzione dal primo incontro con l’ortodossia?
All’inizio, a dire la verità, le riproduzioni delle icone erano una forma di autofinanziamento. Poi però abbiamo capito pian piano che l’icona è una cosa importantissima per tutto l’oriente. Abbiamo studiato la storia dell’icona, abbiamo visto l’iconoclasmo, abbiamo visto che grazie anche a questa eresia e quindi a tutte le lotte, l’Icona è diventata una cosa importantissima per l’oriente cristiano. Abbiamo allora intuito che era un modo per fare capire l’oriente cristiano all’occidente.
Un oggetto che si vede, che si può riprodurre, ma anche esporre in casa … e abbiamo visto che, nel giro di questi 30 anni, l’icona ha trionfato nel mondo cattolico: in tutti i centri di spiritualità, nelle chiese, nelle cappelle, ma anche nelle case; comprendendo sempre di più i cattolici che l’icona è preziosa per la Liturgia, per la devozione, per la spiritualità e naturalmente per la mistica, e quindi direi che l’icona ha veramente conquistato l’occidente e siamo felici che gli ortodossi, in gran parte, non siano gelosi di questo, ma siano invece felici che l’icona da realtà locale sia diventata mondiale!
PONTIFICIO ISTITUTO ORIENTALE, Roma 2000
DIZIONARIO ENCICLOPEDICO DELL’ORIENTE CRISTIANO
RUSSIA ECUMENICA DI ROMA, CENTRO.
Fondato nel 1976 dai padri Nilo Cadonna e Sergio Mercanzin per assistere i profughi dall’URSS, ha dato risonanza al dissenso sovietico attraverso congressi internazionali, dal “Tribunale Sacharov” (1977) fino a “I credenti sotto Gorbacjov” (1989) e con interventi sui media italiani e stranieri.
Dalla fine del potere sovietico, è diventato sempre più centro di informazione sul cristianesimo orientale e luogo di incontri tra credenti dell’Est e dell’Ovest.
Promuove tra i cattolici occidentali la conoscenza della cristianità d’Oriente con cicli di conferenze su liturgia, spiritualità e iconografia e diffondendo le immagini sacre dell’Oriente cristiano, a servizio della liturgia, della spiritualità e della catechesi.
Responsabile: don Sergio Mercanzin.
RUSSKAJA MYSL, 6 Luglio 1994
NEL CENTRO RUSSIA ECUMENICA
Traduzione di Alexander Braghin, Roma
A giudicare dalla quantità di lettere che ogni giorno il postino consegna ad una modesta porta di vetro, in un vicolo di Roma non lontano dal Vaticano, si potrebbe pensare che si tratta di un’importante organizzazione, con uno staff di numerosi collaboratori. Ma, entrandovi, ci si convince del contrario.
In due sale, non grandi e discretamente illuminate da vetrate opache sul soffitto, si viene accolti da due simpatiche donne, Nelda Vettorazzo e Renata Spinelli, che invitano ad ammirare, nella prima sala, riproduzioni di icone antiche e copie contemporanee, appese alle pareti, libri di storia religiosa e di filosofia, diapositive, calendari, cartoline. Nella seconda sala attirano immediatamente l’attenzione scaffali con libri, riviste e giornali in lingua russa (tra i quali arriva regolarmente da Parigi Russkaja Mysl). È così che si presenta, agli occhi di chi lo visita la prima volta, il Centro Russia Ecumenica di Roma.
Molti russi, che vengono come turisti a visitare la Città Eterna, lo conoscono, senza contare i russi che a Roma vivono e lavorano.
L’anno della fondazione è il 1976: in quel tempo Roma era un originale "punto di smistamento" per l’ondata sempre crescente di emigranti, provenienti dall’ex URSS e diretti negli USA, nei Paesi dell’Europa Occidentale e in numero molto minore, in Israele. Una delle sensazioni più spiacevoli per quegli emigranti era quella di aver lasciato per sempre la loro patria, così sembrava allora, senza possibilità di ritorno, senza la speranza di rivedere i luoghi paterni e i vecchi amici.
Aiutare, soccorrere quei dispersi, che avevano perso ogni punto di appoggio e che spesso non conoscevano nemmeno la lingua italiana, questo era lo scopo primario del Centro, quando venne fondato. E, in realtà, è stata notevole l’assistenza data a queste persone, sia sul piano materiale che psicologico. Molti ex emigranti ancora oggi lo ricordano con sentimenti di profonda gratitudine.
Ma ora sono passati quasi 20 anni. Da allora, nel frattempo, sono avvenuti colossali cambiamenti in tutto il mondo, tanti che per descriverli sarebbero necessari molti e pesanti volumi e i campi che accoglievano gli emigranti a Ostia, Ladispoli e altri paesi vicini a Roma, si sono svuotati.
A che serve dunque ora il Centro Russia Ecumenica?
Logicamente, a prima vista, continuare ad esistere non sembrava avere un senso. Per questo motivo venne presa la decisione di trasformarlo in un centro di cultura spirituale russa, antica e moderna.
A poco a poco anche l’immagine del russo all’estero è cambiata. Prima questi si presentava immancabilmente triste, eternamente postulante, carico di innumerevoli problemi e concentrato su di essi e, come se non bastasse, c’era anche il fatto della non convertibilità del rublo (la moneta russa) che creava una vera e propria fissazione sul problema soldi.
Ora tutto è diverso: molti hanno avuto la possibilità di lavorare a contratto, di ricevere borse di studio nelle università. E anche i viaggi turistici, almeno quelli a buon mercato e a breve termine, sono diventati una realtà. Cosicche le persone, nonostante ancora alle prese con non pochi problemi, hanno non solo la possibilità di chiedere e ricevere, ma anche di dare qualcosa in cambio.
Un esempio lampante di questo cambiamento può essere, mi sembra, la mostra degli acquarelli di Elena Kirillova (architetto, che lavora a Roma), che di recente è stata ospitata dal Centro Russia Ecumenica.
Il tema principale delle opere grafiche dell’artista è l’architettura delle chiese russe. Gli acquarelli sono realizzati con grande gusto e inventiva; al primo sguardo si ha la sensazione immediata della mano sicura di un maestro.
La vernice della mostra si è svolta in modo non tradizionale: un coro ha eseguito canti spirituali polifonici di antichi compositori italiani. In questo modo gli amici italiani della pittrice hanno deciso di renderle omaggio e il risultato è stato un vivo e autentico dialogo tra due culture. Alla fine della serata, gli ospiti hanno potuto gustare e apprezzare tipici dolci russi e si è creata quella spontanea atmosfera, nella quale è piacevole parlare di arte e della vita e conoscere persone nuove.
Il Centro Russia Ecumenica offre programmi interessanti anche agli italiani che si interessano della spiritualità russa (questi programmi, naturalmente, interessano molto anche ai russi che conoscono, o vogliono conoscere, la lingua italiana!). Prima di tutto bisogna ricordare il ciclo di lezioni (terminato poco tempo fa) tenuto dalla principale consulente scientifica del Centro, la professoressa Maria Giovanna Muzj, della Pontificia Università Gregoriana di Roma. il ciclo era dedicato ai simboli della natura nell’iconografia cristiana, simboli che hanno in essa un ruolo importantissimo. Non è possibile, infatti, immaginare la Natività del Cristo senza la grotta, il Battesimo senza il fiume, la Trasfigurazione senza la montagna, e così via. E non capita spesso di sentire delle lezioni tanto circostanziate, documentate scientificamente e nello stesso tempo affascinanti.
In realtà la profondità di questo tema si è rivelata davvero sconfinata. Maria Giovanna Muzj possiede, oltre alla conoscenza, il dono di parlare degli argomenti più complessi con vivacità ed essenzialità. Il suo straordinario ciclo di conferenze ha avuto enorme successo e non c’è dubbio che meriti un articolo a parte.
Anche un altro avvenimento, svoltosi al Centro, ha richiamato grande interesse: la conferenza stampa di padre Werenfried van Straaten, il 24 maggio scorso, dedicata al suo programma di finanziamento dei 6.000 sacerdoti ortodossi in Russia. Tutti i presenti hanno ascoltato con particolare attenzione la sua testimonianza a riguardo di come persone più disparate, (talvolta perfino lontanissime dalla Chiesa) hanno fatto generose offerte, testimoniando in questo modo di comprendere veramente la situazione di miseria in cui versano molti sacerdoti russi, specialmente quelli di provincia.
Ma, personalmente, mi ha colpito più ancora il fatto che alcuni sacerdoti della Russia, che provano un’intima e profonda antipatia verso la Chiesa cattolica, hanno decisamente rifiutato questo aiuto, nonostante la loro grave situazione economica. Uno di loro, padre di otto figli, si è rivolto al suo vescovo con queste parole: "Questi soldi a me personalmente non servono, ma occorrono assolutamente ai miei figli!".
Potrebbe sembrare un caso isolato, ma quanta drammaticità in questa storia personale! Comunque, la maggior parte dei sacerdoti ortodossi ha accettato con gratitudine questo aiuto disinteressato e, a tutt’oggi, circa trecento di loro l’hanno già ricevuto.
Il giorno dopo questa conferenza, nella sala del Centro se ne è svolta un’altra di genere completamente diverso.
Il cardinale Silvio Oddi ha fatto conoscere ai presenti la cantante romena Gabriela Cegolea, soprano dalla voce limpida e straordinaria, le cui esecuzioni di musica religiosa, nelle chiese, creano negli ascoltatori un effetto del tutto speciale di luce e di pace. A giudizio degli specialisti, la voce della cantante ha, su chi l’ascolta, anche effetti terapeutici. Gabriela Cegolea ha illustrato il suo metodo di canto e ha spiegato come, con l’aiuto delle onde di risonanza, raggiunge un suono particolare della sua voce che diventa così vox mentis. Alla fine dell’incontro la soprano ha regalato al Centro le incisioni dei pezzi da lei eseguiti, contenute in cassetta e in compact disc, così che adesso ciascuno ha la possibilità di ascoltarli qui.
Come è noto, niente nella vita avviene da se. Chi è che organizza tutte queste cose, così varie, come conferenze, incontri, mostre e lezioni? Ecco, ora è tempo di fare il nome del sacerdote che dirige il Centro Russia Ecumenica dal giorno della sua fondazione: don Sergio Mercanzin, che ha alle spalle anni di studio presso il Pontificio Istituto Orientale, che ama e conosce la Russia, e non solo per sentito dire.
Penso che molti conserveranno per sempre nella memoria l’incontro con questo uomo buono, dallo sguardo attento, che si rende immediatamente simpatico, che parla russo, con un leggero accento straniero, ma in modo grammaticalmente corretto. Una dolcezza nei modi combinata con capacità pratiche e determinazione: ecco i suoi tratti fondamentali.
Molti gli si rivolgono per consigli e, talvolta, anche solo per avere una parola autorevole. Buon psicologo, sa distinguere subito un approfittatore sfacciato da un autentico bisognoso. Gli arrivano lettere da ogni angolo della Russia e trova il tempo per rispondere a tutte; dà informazioni, invia libri e opuscoli religiosi. Non risparmia tempo per spiegare ai visitatori i soggetti e i segreti della tecnica iconografica. E quante telefonate, delle più inattese, ogni giorno! A volte bisogna dare una risposta immediata: quale incenso si usa nelle chiese russe e in quali occasioni? Oppure deve ascoltare un solitario vecchietto ammalato che gli riferisce cosa ha mangiato a pranzo. O deve chiamare un medico amico, perche qualcuno, che non ha un soldo, si è rotto un braccio e serve un pronto soccorso. E richieste ... richieste … infinite richieste, dalle persone più varie e per i più disparati motivi. Non bisogna lasciare nessuno senza risposta, a ciascuno bisogna dare qualcosa
Talvolta mi domando con meraviglia: dove trova, queso uom ancora così giovane, il tempo per la propria vita personale? Poi capisco quanto sia inopportuna la mia domanda. Infatti, una vita simile è una vocazione, il risultato di una scelta forse non a tutti comprensibile, ma profonda.
È piacevole passare da don Sergio di sera, quando cominciano a diffondersi nell’aria trasparente di Roma i rintocchi delle campane. Per quanto occupato, egli trova sempre qualche minuto per una conversazione, anche se non c’è un’urgenza particolare. Mi è capitato di vederlo stanco, talvolta desolato, deluso da qualche lato oscuro dell’animo umano, ma mai accasciato. Probabilmente perchè la mano di chi dà non si svuota mai.
MONDO E MISSIONE, Febbraio 1993
CENTRO RUSSIA ECUMENICA, PREZIOSA «ICONA» PER L'UNITÀ
Dal 1976 il Centro Russia Ecumenica ha contribuito a mantenere vive in occidente la memoria e la tradizione ortodossa. Oggi l’incontro continua attraverso l’arte dell’icona.
All’ombra del cupolone padre Sergio Mercanzin dirige con efficienza e cortesia signorile il Centro Russia Ecumenica, sorto a Roma nel 1976, quando padre Nilo Cadonna e padre Sergio, specializzati in teologia spirituale e provenienti dalla diocesi di Trento, lo fondarono coll’intento di avvicinare la gente comune al mondo ortodosso russo.
Allora come oggi padre Mercanzin pensava che “L’ecumenismo concreto è quello che si pone sul piano dell’uomo comune e della sua vita” e che “Ciascun cristiano può trascinare dietro di sé un gruppo di persone, un organismo ecclesiastico, una parrocchia o un’intera diocesi”.
Segretario per alcuni anni di un vescovo cecoslovacco riparato a Roma per sottrarsi ai rigori del regime, padre Sergio era stato contagiato dalla passione per il mondo slavo. Confrontandosi con il confratello padre Nilo era poi emersa l’esigenza di riproporre anche a Roma una presenza simile a quella di Russia Cristiana a Milano.
In un’intervista rilasciata nell’estate scorsa al settimanale parigino La pensèe russe padre Mercanzin ricorda: “A Roma già esistevano dei centri russi: la chiesa ortodossa russa di via Palestro, la famosa biblioteca N.Gogol, il collegio Russicum, il Pontificio Istituto Orientale con la sua vasta biblioteca. Ma erano centri quasi sempre per specialisti. Ci doveva essere un organismo che seguisse la situazione dei credenti in Unione Sovietica,che diffondesse tra un vasto pubblico informazioni su quanto vi succedeva, contribuisse alla conoscenza e, nei limiti del possibile, agli incontri tra le persone - all’epoca era molto difficile per ragioni politiche - o che portasse semplicemente aiuto alla gente che viveva là o che si era rifugiata in Occidente”.
In quegli anni il Centro diventa un punto di riferimento per russi di tutte le estrazioni, esuli o semplici turisti che soggiornano a Roma per brevi e lunghi periodi. Parecchi di loro, in attesa dell’asilo o del visto d’ingresso in un altro paese, trovano a Russia Ecumenica anche mezzi di sostentamento non facilmente reperibili altrove. Tra i nomi più illustri che hanno visitato la sede di vicolo del Farinone: Andrej Sacharov, Andrej Tarkovskij e padre Alexander Men”.
Il primo incontro di chi varca la soglia di Russia Ecumenica è, comunque, con una variopinta galleria di icone. Il Centro, infatti, riproduce centinaia di immagini sacre della tradizione bizantina, le diffonde e ne promuove la conoscenza.
“Le icone - spiega padre Mercanzin - offrono un linguaggio simbolico universalmente accessibile per la catechesi e l’approfondimento della fede: l’arte sacra cristiana rappresenta un momento di unità ecclesiale, manifestazione dell’unica fede”.
In questo campo si concentra gran parte del lavoro del Centro di Borgo Pio, oggi che il gigante sovietico è scomparso e con lui quasi del tutto anche i profughi russi a Roma. Padre Sergio e padre Nilo sono ancora idealmente fianco a fianco anche ora che quest’ultimo è tornato a Trento dove opera nella commissione ecumenica diocesana ed ha promosso il gemellaggio tra la sua Chiesa e quella ortodossa di San Pietroburgo. Padre Cadonna infatti, anima pure il Centro di iconografia Andrej Rublev. In collaborazione con esso Russia Ecumenica organizza corsi estivi di iconografia in una villa presso il capoluogo trentino. Articolate su tre livelli le settimane residenziali si rivolgono a principianti, che apprendono la preparazione dell’icona secondo le tecniche dell’iconografia tradizionale e riproducono la figura del Salvatore, ma anche a corsisti più esperti (secondo livello) che sono messi in grado di eseguire figure più complesse. Chiude il ciclo un ultimo livello di perfezionamento.
Gli allievi giungono da tutta l’Italia per fare un’esperienza che è insieme manuale e spirituale (tutti i giorni viene celebrata la liturgia in rito bizantino-slavo). L’interesse verso questa forma di “arte mistica” va crescendo da anni. Le iscrizioni vengono da laici e da religiosi convinti che “l’icona può essere uno strumento per far conoscere Gesù” e affascinati da questa unione tra lavoro e preghiera in cui ogni passaggio della realizzazione è un momento di preghiera”.
L’OPINIONE, 21 Gennaio 1992
PLURALISMO ED ECUMENISMO
Cattolici, ortodossi e laici di fronte all’Est che cambia. A colloquio con p. Sergio Mercanzin.
Per la Chiesa cattolica ad Est non c’è solo la polemica contro la massoneria. È crisi aperta, ormai, con gli ortodossi, che hanno disertato il sinodo dei vescovi per proteste contro la “corsa all’Est” del Vaticano. E le acque sono agitate anche tra gli stessi cattolici di rito bizantino-ucraino contro cattolici di rito latino; cattolici di rito latino e di etnia lituana e bielorussa contro cattolici di rito latino e di etnia polacca. Di questoultimo problema si è discusso a fine dicembre al Centro Russia Ecumenica di p. Sergio Mercanzin, in un incontro cui hanno preso parte esponenti dell chiese polacca, lituana ed ucraina.
Ci spiega p. Mercanzin: “Il rimprovero che è stato fatto a noi cattolici è: come fate a predicare l’ecumenismo se non andate d’accordo neanche al vostro interno? È stato da questo stimolo che è nata l’idea dell’incontro. La conclusione, se vogliamo un po’ scontata, è stata che bisogna preferire ciò che unisce a ciò che divide. E che la semplice tolleranza non basta, se non si arriva anche al rispetto delle posizioni altrui”.
Cattolici contro laici e massoni. Ortodossi contro cattolici. Cattolici ucraini e cattolici lituani contro cattolici polacchi. Vi è un filo conduttore tra tutte queste polemiche?
Una spiegazione comune, probabilmente, c’è. Il comunismo, all’Est, ha congelato per tanto tempo la società, ibernandone i conflitti: religiosi, etnici, politici. Oggi il coperchio è salvato e la storia ha ripreso improvvisamente a camminare. Ma non credo che si possa trovare un filo conduttore vero e proprio. Se no dovrei pensare che c’è dietro la regia di qualcuno. Ma la regia di chi?
Il Sabato e Famiglia Cristiana parlano di un complotto massonico e capitalistico contro la chiesa per far prevalere nelle società ex-comuniste i valori del consumismo su quelli della fede …
Le tentazioni non hanno bisogno di incoraggiamenti. Se uno è povero, vuole diventare più ricco. Se uno è schiavo, vuole diventare libero. Certo, i mercanti fanno il loro mestiere di mercanti. Però vanno anche incontro a delle esigenze legittime. La gente non si accontenta della semplice sopravvivenza, vuole anche il benessere.
La Chiesa però si aspettava di più dall’Est. Ad esempio in Polonia …
Il totalitarismo impediva alle varie identità culturali e religiose di esprimersi. Così, queste identità hanno fatto blocco tra di loro e, in Polonia, si sono avvalse delle strutture ecclesiastiche. Allora è sembrato ad alcuni osservatori poco attenti che si trattasse di un paese tutto cattolico. Ma il cardinale Wyszynski aveva avvertito già molti anni fa: guardate, diceva, che in Polonia il numero degli aborti è immenso. Come sarebbe stato possibile, se i polacchi fossero stati davvero così massicciamente cattolici?
Quindi, non tutti i cattolici sono d’accordo con le tesi complottiste di giornali come Il Sabato …
Francamente, a Il Sabato io non darei troppo peso. La sua linea risente troppo degli sbandamenti del suo direttore, un personaggio che da Lotta Continua a Montanelli ha fatto il giro di un po’ tutto l’arco ideologico. Ma, a parte questo,vorrei ricordare che il mondo cattolico non è assolutamenteun qualcosa di compatto, il pluralismo, tra di noi, è ormai una realtà.
E come si colloca “Russia Ecumenica”?
Per quanto mi riguarda al “Centro Russia Ecumenica” ho sempre voluto dare uno spirito di apertura. Dove siamo stati intransigenti è stato sulla condanna dei regimi disumani. Non abbiamo mai confuso le vittime coi carnefici, non abbiamo mai blandito quei barbari al poter. Ma, in questa lotta, abbiamo sempre considerato come amici ed alleati tutti coloro che condividevano la scelta dei diritti umani. Fossero laici, ortodossi, cattolici, protestanti, ebrei, o anche agnostici.
JESUS, Marzo 1991
UN PONTE FRA CATTOLICI E ORTODOSSI
di C. Fer.
«Se un uomo ti chiede: “Mostrami la tua fede”, tu lo porterai in una chiesa e lo metterai di fronte alle sacre icone». Questa frase di S. Giovanni Crisostomo deve aver particolarmente colpito padre Nilo Cadonna e don Sergio Mercanzin, i due sacerdoti che diciasette anni fa hanno dato vita al Centro Russia Ecumenica.
Padre Nilo e don Sergio, arrivati a Roma il primo da Trento e il secondo da Padova, si erano avvicinati alla spiritualità delle Chiese orientali e si erano messi in testa di prestare aiuto al gran numero di rifugiati che dalla Russia sovietica, dopo molte traversie, riuscivano a giungere in Italia, sprovvisti di qualsiasi mezzo e di un tetto sotto cui dormire.
A poco a poco, Russia Ecumenica è cresciuta: da una piccola realtà, la cui attività principale era quella di prestare assistenza ai rifugiati dei Paesi dell’Est, fino all’attuale fama, a livello nazionale e internazionale, di prestigioso centro culturale in materia di religiosità orientale e prezioso canale di comunicazione per lo sviluppo dei rapporti ecumenici con la Chiesa ortodossa russa.
Spiega don Sergio Mercanzin: “Dagli inizi ad oggi, la nostra attività è mutata. Una volta, il registro fondamentale era la denuncia. Eravamo in qualche modo la voce dei molti russi che erano costretti al silenzio, all’emarginazione politica in patria, oppure in esilio all’estero. Oggi, invece, è l’ora della collaborazione, sia con gli ortodossi, in particolare con quanti nella gerarchia ecclesiastica sono meno compromessi con il passato regime, sia con le autorità. E che i tempi siano cambiati lo si vede anche dall’atteggiamento di parte sovietica: anni fa il nostro centro era dipinto come un’iniziativa finanziata dalla CIA. Oggi la televisione russa manda in onda lunghe interviste per descrivere ed elogiare Russia Ecumenica”.
Dal centro di padre Cadonna e padre Mercanzin, che ha sede in un vicolo di Borgo Pio, proprio sotto la grande cupola di S. Pietro, in questi anni non sono passati soltanto bisognosi in cerca di soccorso, ma anche uomini di cultura, dissidenti famosi, alte personalità religiose. “Alcuni incontri non li dimenticherò mai. - racconta padre Mercanzin - In particolare quelli con amici, che adesso non sono più con noi: il noto regista Andrej Tarkovskij; padre Alexander Men, il sacerdote ortodosso, molto aperto verso i cattolici, che è stato assassinato qualche mese fa, e Andrej Sacharov, che io stesso accompagnai a visitare i giardini vaticani in occasione della sua visita a Roma”.
Le attività che in diciasette anni Russia Ecumenica ha portato a termine sono tante: mostre, convegni, conferenze, seminari. Ma rimane sempre un tema particolarmente caro: quello dell’icona. Il centro, oltre ad avere uno dei migliori cataloghi italiani e internazionali di icone, gli ha dedicato persino un corso per catechisti e operatori liturgici, iniziato lo scorso novembre, che si concluderà in primavera. “L’icona - continua don Mercanzin - è stata definita in molti modi: finestra sul mistero, contemplazione a colori, eccetera. Soprattutto però è un importante strumento ecumenico. Per noi che siamo impegnati a diffondere la conoscenza della spiritualità bizantino-slava, l’icona rappresenta una ricchezza da condividere, il mistero che precede le divisioni storiche sorte tra cristiani d’Oriente e cristiani d’Occidente”.
|